Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ieri sono andato in un posto strano. Non ci ero mai andato prima, in quel posto strano. Che è sottoterra. No, no, non mi sto sbagliando, è proprio sottoterra. Per arrivarci sono andato in un ascensore, e ho schiacciato il tasto giù. Anche per uscire da casa schiaccio il tasto giù, però sono su. E se sei su puoi andare giù. Mentre come fai ad andare giù se già sei giù?

metropolitana

Oggi ho scoperto che si può. Basta andare sottoterra. E io ci sono andato due volte, perché ho preso due ascensori. E quando sono arrivato giù giù, mi sono messo ad aspettare. Doveva arrivare una grande scatola. Con me,  la mia mamma e il mio papà c’erano anche altre persone, che aspettavano anche loro la scatola. Per andare ognuno in un posto diverso.

Dopo qualche minuto, è arrivata. Si sono aperte le porte, e siamo entrati. C’era un lungo corridoio, lungo lungo, e c’erano altre persone, sedute. Poi le porte si sono chiuse, e la scatola si è mossa. Poi, si è di nuovo fermata. E di nuovo porte che si aprono, persone che escono, persone che entrano, porte che si chiudono.

Poi è venuto anche il nostro momento per uscire. Quando la scatola si è fermata, siamo usciti. Eravamo in un posto come quello in cui abbiamo aspettato la scatola, ma diverso. E abbiamo preso due ascensori. Uno andava da giù giù a giù, l’altro da giù a per terra. E mi sono accorto che non eravamo nello stesso posto di prima, ma in uno diverso. Si si sono proprio sicuro che fosse diverso. C’erano delle case troppo alte, perché fosse lo stesso posto.

Beh, mica siamo andati sottoterra per niente, no?

Signore a metà

Ieri ho giocato con un gioco nuovo, che mi ha fatto molto divertire. Ora ve lo spiego, così magari ci potete giocare pure voi. Allora, è fatto così: si comincia che c’è una signora vecchia, con un tovagliolo in testa, un grembiule sulla pancia e una gonna lunga. No, non è la Befana, e ora vi spiego perché.

Signore a metà

Se la guardate bene, vi accorgete che questa signora vecchia si può aprire in due: mezza signora di sopra e mezza signora di sotto, un pezzo di pancia sopra e un pezzo sotto. Ma la cosa che fa più ridere è che nella pancia di questa signora trovate un’altra signora, uguale uguale, ma più piccolina. Se la tirate fuori, vi accorgete che anche lei si può aprire in due, e anche lei ha dentro un’altra signora. E poi tante altre volte. Fino a che, alla fine, c’è una signora piccola piccola, ma proprio piccolissima, che non si apre più. La guardate bene, ma niente. Proprio proprio niente.

E poi capite perché. Perché è proprio troppo piccola, perché ce ne stia dentro un’altra di signora. E quindi vi trovate con una signora piccola piccola intera, e tante signore a metà.

È finito il gioco, penserete? Eh no, adesso viene il bello. Adesso vanno rimontate, le signore a metà. Il pezzo di sopra con il suo pezzo di sotto. Grande con grande, piccolo con piccolo. E non bisogna sbagliare, perché altrimenti i due pezzi non si incastrano. E le signore rimangono a metà.

Ma questo non va bene. Perché le signore a metà non esistono. Esistono solo le signore e basta.

Piacere, vasino

Ho conosciuto il vasino. È come una piccola sedia colorata, che non ha le gambe. Mamma ne ha trovato uno non so bene in quale strano posto, e me lo ha fatto conoscere. A me sembra anche simpatico, ma non è che abbia capito bene a che cosa serva.

Vasino

Mi hanno detto che ti ci devi sedere sopra. E poi aspettare. Aspettare cosa? A me non piace aspettare. Io mi stufo. E non mi piace nemmeno stare seduto. Rimango seduto solo quando si mangia, e poi basta. Ma ho già una sedia per mangiare, quindi non capisco proprio a che cosa mi serva questa.

E poi c’è questa storia del pannolino. Che per sedersi lì sopra bisogna toglierlo. Mamma, questa cosa, poi, non ha proprio senso. Io sono tanto comodo, con il mio pannolino. Non perdo tempo. Non ho distrazioni. Non lascio mai niente a metà. Non capisco proprio perché lo dovrei togliere.

E poi, come faccio, quando mi scappa la pipì? Con il pannolino è facile: quando mi scappa, la faccio. E basta. Facile facile. Ma senza? Mi bagno tutto, mamma! Mi vuoi far rimanere tutto bagnato? Non mi sembra proprio una cosa bella, sai. Per non parlare, poi…

No. Io non ci credo. Non è proprio possibile. No no. Non mi prendere in giro. Io sono piccolo, ma non sono mica tonto. Lo capisco, quando mi fai gli scherzi. E questo è sicuramente uno scherzo. Come faccio a crederci, quando mi dici che io la pipì la dovrei fare lì dentro?

 

Guardare il mondo

Io sono alto settantacinque centimetri. Quando sono in piedi, guardo il mondo da un’altezza di settantacinque centimetri. Quando sono in piedi. Ma io non sono sempre stato capace di stare in piedi. Quandi spesso ho guardato il mondo da altre altezze.

Vedere e guardare

Quando ero piccolo piccolo riuscivo a guardare solo i soffitti, e i cieli. Cieli d’estate, con soli grandi, nuvole ciccione e tanta pioggia. Poi ho imparato a tirare su la testa, e allora guardavo anche quello che succedeva davanti a me. Per poco tempo, però, perché la testa era pesante e facevo troppa fatica.

Poi ho imparato a stare seduto, ed è tutto diventato più bello. Vedevo per benino le cose e le persone di fronte a me, per tutto il tempo che volevo. Potevo scegliere io, cosa guardare. Poi, ho capito come fare per spostarmi, e da allora posso avvicinarmi alle cose per guardarle meglio: potevo scegliere io, dove andare per guardare.

Ora ho anche imparato ad alzarmi, e guardo le cose dall’alto: ne vedo tante di più, di quando potevo stare solo seduto. E le vedo in modo di verso. Ora le guardo dall’alto. Che vuol dire che ne vedo tante, ma da più lontano. E forse non le vedo tanto bene come quando stavo seduto, e le cose erano vicino a me.

Cambiano sempre, le cose: se ne puoi vedere tante o se ne puoi vedere poche, se le guardi da vicino o se le vedi da lontano. Devi solo scegliere come le vuoi guardare, per sapere quali vuoi vedere.

Sotto vetro

Questa mattina la mia mamma mi ha messo sotto vetro. Come una marmellata di fragole. O come un pomodoro pelato, scegliete un po’ voi cosa vi piace di più. Però, ecco, pensate che invece delle fragole e dei pomodori, sotto vetro ci stavo io.

pomodori sotto vetro

Dovevamo andare alla ludoteca, ché c’erano tutti i miei amici che mi aspettavano. Però il cielo era nero nero, e del sole non se ne vedeva nemmeno un pezzettino. Si sentivano anche dei rumori tipo bum bum bum, che non promettevano proprio niente di buono.

Quando eravamo sul portone, pronti prontissimi per andare, ci siamo accorti che aveva cominciato a piovere. Nemmeno il tempo di scendere le scale, ed era già tutto bagnato per terra. Ed è stato allora che la mia mamma mi ha messo sotto vetro, come un pomodoro. Ha tirato fuori dalla borsa una cosa trasparente grande grande, e me l’ha messa in testa. Ecco, non proprio in testa a me: in testa al passeggino, che è quasi uguale. E poi mi ci ha chiuso sotto, fino ai piedi.

Io allungavo le mani per cercare di capire che cosa avessi in testa, ma proprio non lo capivo. Almeno, riuscivo a vedere fuori. Fino a quando quello che avevo in testa non si è riempito di gocce. E poi di acqua. E poi non vedevo più niente.

E poi abbiamo girato l’angolo. E non pioveva più.

Giochi parlanti. A metà

Sono la lumach. Grande. Cresci cre. Hello my fr. Quadrato. Rosso. Cresci cresci fiorel. Green. Sono Lella pecorella, di sicuro la più bella, ho la lana soffice e. Follow the bee and soon you see, that. Impariamo i numeri!

Giochi parlanti

Io proprio non ci capisco niente, di questi giochi che parlano. Li conoscete, vero? Sono quelli con tanti bottoni, che tu devi schiacciare. E loro parlano. Però parlano sempre a metà, e io proprio non so perché. Cominciano a dire una cosa, e non la finiscono mai.

Si crea una grande confusione, e non si riesce proprio a capire un bel nulla. Iniziano a dire tante cose, e non ne finiscono mai una. Vorrei capire come posso fare ad imparare qualche cosa, io. E me lo dice anche, il gioco impariamoinumeri! E poi: un, due, tre, quatt, rosso! No, rosso non va bene! Lo so io, che rosso non è un numero! Rosso non va bene, con i numeri!

Per non parlare poi quando si mette a dire le cose in quel modo strano, che non si capisce niente: ello mai frend, lez plei. Tutte cose così, che non ci capiscono. Non so proprio perché lo faccia, il mio tavolino parlante. Basta che tocchi un bottoncino rosso, e comincia a dire cose strane.

Io cerco sempre di schiacciare tutti i bottoni, uno dopo l’altro, veloce veloce, per fargli dire delle cose giuste, ma niente, lui fa sempre quello che vuole. Sarà mica un po’ testardo?