Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ieri sono stato ad una festa speciale. Una di quelle dove ci si veste tutti eleganti, le femmine si mettono le scarpe che fanno male ai piedi e i maschi le sciarpe colorate intorno al collo. E poi ce ne sono due, una femmina e un maschio, che si vestono più belli di tutti: la femmina con un abito bianco lungo che striscia per terra, il maschio come gli altri maschi, ma più bello. Ma soprattutto di bello hanno gli occhi, che luccicano più degli altri.Festa specialeSì, perché si piange, a queste feste speciali. A dire il vero, piangono un po’ tutti. Soprattutto all’inizio, direi. Poi si va a mangiare, e allora non si piange più. Si mangia e basta. Però, ecco, non si piange perché si è tristi, ma perché si è felici. Io questa cosa qui non è che l’ho capita tanto bene, perché a me viene da piangere solo quando mi succede una cosa brutta, come quando batti la testa contro un muro o quando ti portano via il piatto e tu hai ancora fame. Io quando sono felice rido, mentre i grandi sono capaci di ridere e piangere insieme. Proprio strani eh!

E comunque, dopo aver pianto, ci si bacia. Tutti baciano tutti. Milioni di baci, bacini, bacetti e bacioni, che a contarli tutti non bastano dieci mani. Ci si bacia e ci si dice auguri, come se fosse un compleanno. Che poi, forse, un compleanno un po’ lo è. Un compleanno speciale, perché non nasce una persona ma ne nascono due, che però sono anche un po’ una sola.

Quella pappa è mia, papà!

Ieri la mia mamma mi aveva preparato una cena che sembrava ancora più buona del solito: un piattone della mia pasta preferita con tanto formaggino. Non vedevo proprio l’ora di mangiarmela tutta. E nemmeno il mio papà.

è la mia pappa, papà

Io me ne sono accorto subito, che quello lì me la voleva rubare. Perché è arrivato in cucina e ha subito detto cosapossomangiare. E già lì ho capito che le cose si potevano mettere male, per la mia pappa. Quando poi mamma gli ha risposto niente, allora ho capito che la cosa poteva essere davvero pericolosa.

Perché si, anche la mamma, qualche volta, mi ruba qualche cucchiaino dal piatto, però basta fare la faccia hotantafame che smette subito. Con il mio papà no, non ha funzionato. Nemmeno la faccia hotantissimafame. No, perché lui faceva finta di niente.

Allora, ho pensato, devo usare un altro trucco. Devo fare una cosa che fa rumore, quando lui mi ruba la pappa. Batto le mani sul tavolo, ho pensato. Questo deve funzionare, non ci sono dubbi. E invece niente. Agito velocissimo le gambe, anche. No, nemmeno questo. Non mi resta che urlare. Allora ho aspettato. Quando ho visto che stava per mangiare un cucchiaino grandissimo della mia pappa, ho fatto uhuhuhuhuhu. Così forte che è arrivata pure la mamma. Ho vinto, ho pensato. Ora la guardo con la faccia hotantafame, e lei capisce subito.

E invece no. Mi ha detto maeratantissima! La mia pasta? Ma anche la mia fame, era tantissima! E poi, vorrei sapere, ma perché quelle pappette cattive che mi davate all’inizio non se le rubava mai nessuno?

 

Fuori dal tunnel

Ieri me ne sono andato alla ludoteca, a giocare con i miei amici. E mi sono accorto che c’era un gioco nuovo, bellissimo. Un tunnel. In cui ti fai piccolo piccolo e ti infili. Entrando da una parte per uscire dall’altra. Fuori dal tunnelOra ve lo spiego bene come funziona, ché ieri ci ho giocato tanto. Allora, è così: da una parte c’è una scaletta, rossa, con dei gradini; dall’altra, uno scivolo verde. In mezzo, il tunnel, giallo. Io all’inizio non ero tanto sicuro di volerci passare, nel tunnel, perché non si vedeva bene dove si andava a finire. Poi ho visto che Elisa ci era entrata ed era pure uscita, quindi ho capito che ci si poteva fidare.

Allora mi sono avvicinato, e ho fatto i gradini. Con un po’ di aiuto, eh, ché da solo non è mica tanto facile. E sono arrivato al’inizio di questo tunnel, lunghissimo. Lungo almeno come me. In mezzo c’era il mio gioco preferito, alla fine la mia mamma. E io, all’inizio. Allora ho deciso di farmi coraggio, e sono arrivato fino alla palla. Poi ho fatto ancora qualche passo, e ho raggiunto la mamma. E ho visto la luce in fondo al tunnel.

Io pensavo che le difficoltà erano finite, e invece no. Perché io avevo la faccia davanti, il sedere dietro, e di fronte lo scivolo. E non sapevo bene come fare. Non volevo scivolare con la faccia verso il pavimento, proprio no. Allora ho provato a tornare indietro, e a mettermi seduto in mezzo al tunnel, per fare retromarcia. Ma non potevo, ero troppo alto. Mi ero incastrato, con i piedi sul naso e la panciotta tutta schiacciata. E il sedere non andava né avanti né indietro. Ho provato a tirare su la testa, ma niente. Allora, ho pensato, pazienza, vado avanti. In qualche modo dovrò pure uscirci, da questo tunnel, no?

 

L’importanza di chiamarsi Filippo

Io mi chiamo Filippo. Lo sapevate, vero? E sapete anche che ci sono quelle persone che dicono che tutti quelli che hanno lo stesso nome sono un po’ uguali? Come dicono che sono un po’ uguali anche quelli che sono nati lo stesso giorno. Insomma, io dovrei essere come altri Filippo. Anzi, Filippi.

Filippo

E come dovremmo essere, noi Filippi? Un po’ testardi? Ma non è mica vero. Almeno, io non sono così. Proprio per niente. Non so nemmeno cosa voglia dire, testardo. Che voglio fare sempre quello che voglio? Ma non è proprio vero, proprio per niente. Io faccio sempre quello che vogliono gli altri, non mi lamento mai. Fino a quando mi va bene.

Che mi offendo se le cose non sono come voglio io? O se mi dicono una cosa che non mi piace? Perché mai? È giusto che le altre persone dicano quello che pensano. Soprattutto quando mi dicono che sono bravo, bello e buono va bene. Altrimenti no, e faccio la faccia di disappunto.

Che si fa così, ve la spiego anche a voi che di solito funziona, soprattutto le prime volte. Allora, dovete fare la bocca triste, con gli angoli all’ingiù. Poi dovete muovere il mento veloce veloce su e giù, come per piangere. E gli occhi, che sono importanti: dovete cercare di far venire qualche lacrima, che quelle funzionano sempre. Avete capito?

 

 

Buon compleanno, papà

Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri al mio papà, tanti auguri a te. È la prima volta che possiamo festeggiare insieme il tuo compleanno, sai, papà.

buon compleanno

E abbiamo già tante cose di cui possiamo dire tiricordiquellavoltache, come fanno i vecchi amici al bar. Ti ricordi quella volta che ero appena nato, e mi hanno fatto il bagno, quando eravamo tu, io e una signora vestita di verde? Ti ricordi quella volta che abbiamo fatto il bagno insieme nella vasca di casa, e abbiamo pensato che era si tanto bello, ma poi ognuno per conto suo?

Ti ricordi quella volta che mi hai cambiato per la prima volta il pannolino? Non avresti immaginato quante altre ce ne sarebbero state, eh? Ti ricordi quella volta che ti ho fatto la pipì sulla camicia pulita? Quale, dici? Ah, perché ce n’è stata più di una?

Ti ricordi quella volta in montagna, quando tutti ci dicevano chepiccolo!, e tu chiedevi sempre alla mamma se avessimo fatto bene, che ero così piccolo? E al mare, quando lo vecchiette dicevano fra loro, per farsi sentire, tisembra,aquestora! e tu le guardavi con la faccia brutta?

Ti ricordi quella volta che mi hai dato il biberon per la prima volta, che ti è sembrato di essere un po’ mamma anche tu? Ti ricordi quella volta che mi hai dato da mangiare la pappa con il cucchiaino, che io proprio non la sopportavo, quella roba?

Ti ricordi quella volta che sono riuscito a stare seduto da solo, che ti sembrava che fosse una conquista meravigliosa? Ti ricordi quella volta che mi avevi lasciato seduto per terra, e mi hai ritrovato in piedi appoggiato al divano, e ti sei chiesto come avessi fatto, da solo?

Ti ricordi quella volta che tu hai detto a e i o, io ho detto u, che poi ci hai riprovato altre mille volte e non ci siamo mai più riusciti? Ancora non lo sapevi che uhuhu per me è la parole più bella, vero? Ti ricordi quella volta che ti è sembrato che dicessi papà, mentre invece io stavo pensando a tutt’altro?

Ti ricordi che ci sono tanti altri ti ricordi, vero papà?

Quattro zampe e una coda

Andando in giro, si fanno tanti incontri. Belli, brutti, divertenti, noiosi. Alcuni proprio strani. Sì, perché io me ne ero già accorto, che per strada ci sono questi strani cosi con quattro zampe e una coda. Però sono solo pochi giorni che ho cominciato a guardarli con un po’ più di attenzione.

Quattro zampe e una coda

E mi sono accorto che ce ne sono di tutti i tipi: alti e bassi, lunghi e corti, gialli e marroni, grigi e neri, con tanti peli e con pochi peli. Ma tutti hanno quattro zampe e una coda. E se ne vanno in giro saltellando, muovendo la coda di qua e di là. Annusano tutto, con quei loro nasi umidini: la strada, gli alberi, le macchine, le persone. E gli altri strani cosi a quattro zampe che incontrano: si annusano tutti, come se stessero cercando chissà che cosa. Poi, dopo che si sono annusati, se ne vanno, ognuno per la sua strada.

Quello che però mi fa più ridere è che fanno le facce strane, questi strani cosi pelosi. Qualche giorno fa stavo facendo merenda al bar con il mio papà e la mia mamma. Eravamo seduti a un tavolino nella strada ed è arrivato uno di quelli. Appena me ne sono accorto, io mi sono girato a guardarlo e gli ho fatto subito un bel sorriso. Pensavo che me lo avrebbe fatto anche lui, il sorriso, e invece niente. Mi ha fatto una faccia brutta. Allora gli ho fatto un altro sorriso, ancora più bello, e lui mi ha fatto una faccia ancora più brutta.

Mi sa che ho incontrato un quattro zampe e una coda un po’ antipatico, vero?