Era così difficile capire come mi piace?

Insomma, mamma, era così difficile capire come mi piace la pappa? Mi hai fatto versare talmente tante lacrime che ci avrei potuto riempire un lago. Eppure a un certo punto le cose sembravano andare bene, ma poi niente, hai ricominciato a sbagliare.
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E non mi dire che io non ti ho mai lanciato segnali. Ho sempre pianto, fortissimo. Ho anche sputacchiato, qualche volta. La bocca no, quella non l’ho mai chiusa, magari poi ci rimanervi troppo male.

E tu hai fatto tutti quei tentativi inutili: aggiungi la cipolla togli la zucchina, metti le erbette elimina la zucca, forse non vuole quel bavaglino magari ha sete, non è che è scomodo secondo me non vuole stare nel seggiolone, gli fa male la pancia deve fare il ruttino, prendilo in braccio eddai prova a consolarlo, forse è troppo calda mi sa che è diventata fredda, il cucchiaino non va bene ha fatto la cacca, imboccalo più velocemente per me si è ingolfato. Gli manca la tetta.

Ma quale tetta, che non esce più nulla da mesi da lì!

Una colla fredda, così mi piace la pappa. Mettici pure dentro quello che vuoi, ma poi lasciala lì un po’. E diventa buonissima.

Il papà va a scuola

Ieri sera il mio papà è andato a scuola, ad un corso speciale per i papà. Lo so perché ne parlava con mamma stamattina quando loro facevano colazione. A me colazione piace farla presto, intorno alle 6.30, quindi ero tranquillo e potevo ascoltare la conversazione.

In ogni caso, ieri è andato a questa scuola speciale. C’erano altri papà che dovevano imparare bene il loro mestiere. Si sono presentati, si sono seduti per terra e hanno cominciato a parlare. Perché non deve mica essere facile fare il papà, eh. Tutti parlano delle mamme, ma non bisogna dimenticarsi che ci sono anche loro.

Loro, poverini, che devono imparare tante cose: a trovare il proprio spazio all’interno di quel binomio stretto stretto che si crea fra una mamma e il suo bambino, a capire come gestire il proprio tempo e le proprie energie per essere bravi a casa e bravi in ufficio, a portare pazienza con tutti quegli ormoni ballerini.

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Perché, se ci si pensa bene, io sono stato per nove mesi nella pancia della mamma, sono diventato grande e la sua pancia è diventata grande, le ho dato i calci per farla abituare alla mia presenza. Mentre il mio papà mi ha visto quando mi hanno fatto uscire, non mi ha mai sentito prima.

Dite che al corso gli faranno anche un po’ capire che cosa vuol dire avere la pancia?

La mamma di Sofia

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La mamma di Sofia è una giovane donna con tanti capelli scuri, legati in una coda. Il viso riempito da un sorriso grande grande e luminoso, due begli occhi castani.
Una maglietta colorata, una grande borsa a tracolla piena di cose, come sempre sono quelle delle mamme. Sai che dentro ci puoi trovare di tutto, dal cellulare al lucidalabbra, dalle chiavi di casa ai pennarelli colorati.
Quando ha visto Sofia nel corridoio le ha detto vieniamoredellamamma; si vede che erano state lontane qualche minuto. Quando l’ha raggiunta le ha dato un bel bacione sulla fronte, dopo averle spostato di lato i capelli. Poi le ha preso la mano e insieme sono andate a recuperare le giacche, che avevano lasciate appoggiate su una sedia.

Noi eravamo già in ascensore, e ci siamo messi fra le porte per evitare che si chiudessero: stavamo aspettando che arrivassero anche loro per scendere insieme. Eh sì, perché quell’ascensore è lento, se poi lo perdi devi aspettare prima che torni di nuovo su al nono piano. E noi lo avevamo capito, che Sofia e la sua mamma avevano voglia di tornarsene a casa, alle quattro di pomeriggio. Forzacheandiamo, ha detto a Sofia, e si sono infilate anche loro nell’ascensore. Sai, siamo qui da questa mattina, ci hanno detto, ora torniamo a casa, perché Sofia è stanca. Speriamo che questa volta sia servita a qualcosa.

Lo speriamo tanto anche noi, per Sofia e per la sua mamma, che abbiamo incontrato nella sala si attesa di un ospedale.

Sofia ha la sindrome di Rett.

Facciamo la rivoluzione!

Io e il papà abbiamo deciso che dobbiamo fare una rivoluzione. Dobbiamo combattere contro la legge della mamma. Quella lì crede di essere il capo, e ci obbliga a fare sempre come vuole lei.
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Non ci si può ciucciare il dito, bisogna mettere le tazze nel lavandino dopo aver fatto colazione, si deve mangiare tutta la pappa senza piangere, è vietato lasciare le scarpe in mezzo al salotto. Ma che noia!

Ora stiamo elaborando una strategia per cercare di capire come sia meglio fare. All’inizio avevamo pensato di fare semplicemente finta di non sentirla quando ci sgrida: non si lecca il tavolo da pranzo? E io lo faccio lo stesso! Si deve abbassare il volume della televisione? Io lo lascio così! Poi però abbiamo pensato che non è una buona idea, perché quella è testarda. Tanto testarda che se non fai una cosa continua a ripeterti di farla fino a quando non la fai.

Poi abbiamo pensato che forse potremmo fare noi le regole: la regola principale è che non ci sono regole! Senza regole però vuole dire che ognuno fa come vuole, e quindi anche la mamma può fare quello che vuole. E magari quello che vuole la mamma può essere non fare la lavatrice, e non avere vestiti puliti non è per nulla bello. Oppure non cucinare, e come si fa a restare con la fame?

Mi sa che è meglio che aspetto a fare la rivoluzione: devo imparare a fare la pipì da solo, almeno.

Mi chiamavano Gas Gas

Avete presente Gas Gas, il topolino un po’ cicciotto del cartone Cenerentola? Quello a cui si arrotola sempre la maglietta sulla pancia? Ecco, proprio quello.
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Beh, la mia mamma dice che ci assomiglio. Ma io non riesco proprio a capire perché. In fin dei conti, non ho i baffi, non ho le orecchie appuntite e non sono peloso.

Certo, forse sono un pochino tondo anche io. E anche a me a volte capita che le magliette tirino sulla pancia. Però mi chiedo perché debba essere colpa della mia pancia e non della maglietta. Non hai mai pensato, mamma, che magari sono i maglioni che sono troppo piccoli per me? Che ormai sono diventato grande e non mi vanno più bene? Ah, ma è solo sulla pancia che tirano, le maniche sono persino lunghe? Beh, si vede che i signori che fanno i maglioni li fanno sbagliati, ecco. Forse loro pensano che i bambini abbiano una forma diversa, ma non lo sanno che un pochino di pancia ce l’hanno tutti.

Ma io cosa ci devo fare se ho tanta fame, mamma?

Strade di buchi

Io sono un po’ arrabbiato con i signori che costruiscono le strade. Perché non si accorgono mai che le fanno tutte bucherellate.
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Quando me ne vado in giro con la mia mamma nel mio passeggino, troviamo buchi nei marciapiedi e buchi nelle strade. Non si sa mai da che parte andare per riuscire ad evitarli. Se giri da una parte c’è un palo, se ti sposti dall’altra trovi un cestino per i rifiuti. E poi ci sono le biciclette attaccate ai pali, i motorini e le macchine parcheggiate intorno a cui bisogna girare per riuscire a proseguire. E quindi, alla fine, non si può fare altro che finire in un buco.

Certo, poi bisogna anche dire che qualche volta la mia mamma si distrae perché si guarda in giro o cerca di mandare i messaggi con il cellulare. E quindi poi finiamo nei buchi.

Però devo dire che, finché sono sveglio, questi sballottamenti sono solo fastidiosi; diventano proprio insopportabili quando cerco di farmi un bel pisolino. Appena mi addormento, ecco che subito mi sveglio. Capito mamma perché non dormo mai più di venti minuti nel passeggino? Con tutti quei buchi…