La mia mamma continua ad avere la febbre!

Insomma, mi ero accorto che c’era qualche cosa che non andava.
Ormai era giorno e la mia mamma continuava a dormire. Non si era svegliata nemmeno per darmi il latte. Per fortuna però che c’era il mio papà, almeno non sono rimasto a digiuno.
Però per me è stato strano che lei sia rimasta a letto e non si sia presa cura di me: si, c’erano i nonni, ma non era lo stesso.
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Il tempo passava, ma non cambiava niente: la mia mamma restava sotto il piumone e due coperte, i capelli tutti spettinati, la faccia verdognola e diceva soltanto si, no, mmmmm. Io ci ho provato ad andare da lei, ma voleva fare solo giochi noiosi. E allora io mi sono stufato.

Beh insomma, è stata proprio una giornata strana: sono stato bene con i nonni, però c’era qualcosa che non mi convinceva. Per quello sono stato un po’ frignone: volevo che lo capissero, che c’era qualche cosa che non mi tornava.

Poi, quando era arrivata l’ora di cena, finalmente è venuta da me, mi ha fatto un sorriso grande grande, mi ha dato due baci sulle guanciotte, mi ha preso in braccio e mi ha stretto forte.

Allora ho capito cosa c’era che non andava. Mi mancava la mia mamma!

NB: quelli nella foto non siamo io e il mio papà: la mia mamma dice che anche il mio papà è bello, quasi come quello dell’immagine. Io invece sono più bello!

La mia mamma ha la febbre!

Qui mi sa che c’è qualche cosa che non va.

L’altra otte la mia mamma e il mio papà hanno continuato a svegliarsi: la mia mamma si lamentava e il papà le diceva poco convinto cose tipo vedraichetipassa, oraprovaadormire, nontipreoccuparedomanistaraimeglio.
Lei però mi sa che non si è lasciata convincere.
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Il giorno dopo sono successe cose strane: alle 7 è arrivato NonnoC, che fa il dottore, che deve aver dato qualche cosa di strano alla mia mamma: sentivo che parlava con il mio papà di disinfettanti che non abbiamo – in realtà forse sono loro che non li hanno trovati – poi ha preso uno strano oggetto appuntito da cui usciva un liquido trasparente. Il mio papà gli ha chiesto come si usasse e allora lui gli ha spiegato che devi dividere la zona in 4 parti e scegliere il quadrante esterno superiore. Quando gli ha detto vuoiprovare, mamma ha risposto sietematti. Comunque, lui ha fatto zaaaac, lei ha detto ahia!, ed è finito tutto.

Mentre papà si vestiva per andare in ufficio, è arrivata NonnaG: è stato lì che mi sono cominciato a preoccupare, perché NonnaG non è mai stata qui di mattina.

Ancora non sapevo che sarebbero arrivati anche NonnaA e NonnoE, che vengono ogni tanto a stare con noi qualche giorno: avrei dovuto capire che c’era qualche cose di strano.

Il resto però ve lo racconto dopo, perché ora ho tantissime cose da fare!

Ps: ci tengo solo a dirvi che quella della foto non è la mia mamma. Lei è molto più bella!

Sono piccolo, non sono mica tonto!

Vorrei proprio capire perché mi trattano tutti come se fossi tonto.

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Mi rendo conto che ho ancora solo mezzo anno, ma questo non vuol dire che sia stupido.

Certo, ho ancora il pannolino e mi piace tanto ciucciarmi il pollice, ma capisco. Molto più di quanto non pensino quelle persone alte che mi stanno intorno. Quelle stesse persone alte che mi chiamano con nomignoli strani – in questo la mia mamma è la più fantasiosa di tutti – che storpiano i nomi delle cose – e poi vorrei capire come possono pretendere che impari a parlare bene se loro sono i primi a confondermi le idee – che pensano di farmi felice riempiendomi le guance di baci umidicci.

Ma io dico: non potreste parlare con me in modo normale, invece che fare versi e moine? E non trattarmi come un alieno, ma come una persona normale? Piccola si, ma normale! C’è questa strana concezione secondo la quale i bambini provengono da uno strano mondo in cui valgono regole e norme strane, però poi i grandi si lamentano se non ci atteniamo alle loro indicazioni. Allora, cosa dobbiamo fare?

Come possiamo imparare da voi se ci trattate come se fossimo tonti?

Devo fare il ruttino!

Vorrei proprio capire perché si dice che i bambini debbano fare i ruttini. Certo, piccole personcine dovrebbero avere reazioni contenute, ma nel caso dei ruttini direi che non è così.
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A me a volte capita di fare dei ruttini che assomigliano a quelli che ci si immagina possa fare Bud Spencer. E la cosa divertente è che tutti si girano e guardano perplessi mamma. Perché una piccola e dolce creaturina non può mica aver fatto quella roba lì, è il primo pensiero. Poi si vede che superano il luogo comune bambino=ruttino, e mi sorridono. Gli uomini un po’ invidiosi, devo dire.

E comunque non capisco perché facciano tutte queste storie, i grandi, quelle rare volte in cui mi è capitato di sporcarmi. Certo, magari quando sono carino ed elegante e siamo tutti pronti per uscire, già con la giacca, e mi succede che magari il pannolino non è stato messo bene, beh, credete che sia colpa mia? Cosa ci devo fare io se chi mi ha aiutato a cambiarmi non ha fatto bene il proprio compito?

Oppure, che colpa ne ho se mi danno troppo da mangiare e mi capita di fare un piccolo rigurgitino sul maglione pulito della mamma o sulla camicia appena stirata di papà? Quando impareranno a lasciarmi digerire dopo aver mangiato?

È mai possibile che debba spiegare tutto io, a quei due?

Non hai una gran mira, mamma!

Mamma sta cercando di abituarmi a mangiare seduto nel mio seggiolone. Superata la fase di scoperta di quel magico oggetto che si chiama cucchiaino, diventato familiare con sapori e consistenze nuove e compreso quel meccanismo secondo il quale se tiro fuori la lingua non riusciró mai a placare i morsi della fame, ora la nostra nuova sfida è il seggiolone.
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Quello strano oggetto in cui mi ficcano, piazzandomi davanti un giochino a ventosa che, mannaggia a lui, non posso nemmeno buttare per terra, sperando pure che io stia fermo.

Vorrei proprio che si mettesero un po’ nei miei panni, quelli: mi costringono a stare in una posizione che ancora mi crea un po’ di problemi, mi ficcano dentro un robo all’interno del quale il mio raggio d’azione è limitato e devo pure evitare di muovermi troppo per fare in modo che quella riesca a fare centro e non mi impiastricci tutto. Cosa che non sempre si dimostra facile.

Quella pappetta appiccicosa finisce infatti ovunque: sul tavolo, per terra, sul maglione di mamma, sulla sua faccia, sui capelli, qualche volta sul muro. E naturalmente io mi sporco tutto: faccia, naso, mani, bavaglino, maglione, pantaloni. Una coltre di pappa giallognola che ricopre un bambino.

Mi sa che la mia mamma avrà bisogno dicun bel training per allenare la mira. Oppure, come al solito, toccherà a me imparare a starmene seduto per bene con la bocca spalancata.

Voglio il dito!

Mi hai scocciato quando ero piccolo con le tue idee puriste, del tipo: il ciuccio si usa con cautela, non si possono vedere quei bambini che hanno sempre quel coso in bocca.
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Ecco, allora io uso il dito, rompipalle. Comodo, sempre disponibile, non lo perdo mai.

Lo so che avevi deciso di seguire le indicazioni dei medici e di aspettare un mese ad introdurre il ciuccio, in modo che l’allattamento fosse ben avviato però avresti dovuto capire che non avevo molti dubbi su come e dove trovare da mangiare. Pazienza, sono il primo figlio, hai preferito attenerti alle istruzioni.

Quando finalmente ti sei decisa, non capisco che cosa pretendessi: era chiaro che erano più le volte che me lo perdevo in giro per la culla che quelle in cui riuscivo a ciucciarlo tranquillamente, per cui bisognava che ti alzassi ogni dieci minuti per rificcarmelo in bocca. Si, devo dire che a volte non lo hai fatto con molta grazia, ma pazienza.

Poi abbiamo attraversato un periodo in cui non sapevo bene cosa farmene, nel senso che non mi interessava più di tanto. Lo so che tu hai subito pensato, orgogliosa: “Vedi, ha capito tutto il mio bambino, non lo vuole nemmeno il ciuccio, lui! Altro che quelli che ancora ciucciano a 5 anni!”

Non era proprio così. Semplicemente, mi stavo accorgendo che il mio pollice era molto meglio. Nessun ciuccio lo poteva uguagliare, non c’erano storie. E si rassegnasse, la mamma purista, ad andarsene in giro con un piccolo essere destinato alle peggiori malocclusioni!

Ora ci rassegniamo entrambi, a volte tu, mamma, a vedermi dormire beato con il mio dito in bocca, a volte io, a farti contenta e a ciucciare quel brutto coso gommoso e molliccio…

Ma perché non inventano dei ciucci a forma di pollice? Così almeno non mi scocci più, mamma!